Problemi di respirazione durante il sonno: cause e effetti

respirazione durante il sonno

Respirazione durante il sonno e disturbi del sonno: come riconoscerli e risolverli

Le ore di riposo notturno consentono di “ricaricare” l’organismo attraverso l’alternanza di due stati (fase REM e fase non-REM) che si susseguono più volte nel corso della notte
La fase REM, in particolare, prevede un rilassamento generale dei muscoli e rapidi movimenti degli occhi e si contraddistingue per la presenza disogni intensi, vividi, emozionanti, maggiormente connessi con la realtà e tali da far percepire movimenti fisici. 

In alcuni soggetti, la lingua e i muscoli della gola, una volta rilassatisi, possono causare un restringimento delle vie aeree in grado di ostacolare la respirazione e anche di sospenderla temporaneamente. Se questo accade, si verifica un parziale risveglio indotto dal cervello, con la conseguente riapertura delle vie aeree e la ripresa della respirazione. 
Questi episodi di apnea sono accompagnati da un’impennata nella frequenza cardiaca e nella pressione sanguigna che può portare a ipertensione anche durante le ore di veglia e incidere sul rischio sviluppare gravi problemi cardiovascolari.

Che cos’è l’apnea notturna e come si manifesta

Le apnee notturne, conosciute in ambito medico come “Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno” oppure OSAS (dalla sua definizione inglese “Obstructive Sleep Apnea Syndrome”), è caratterizzata da episodi ripetuti di completa (apnea) o parziale (ipopnea) ostruzione delle vie aeree superiori e conseguente cessazione del flusso d’aria attraverso le vie aeree superiori.
Questi episodi (completi o parziali) determinano uno sforzo respiratorio con possibili variazioni della frequenza cardiaca, frammentazione del sonno ed aumento dei valori della pressione arteriosa.

L’obesità moderata o grave rappresenta il fattore di rischio di sindrome delle apnee ostruttive più diffuso tra gli adulti, ma anche fumo e alcol sono stati entrambi associati a una maggiore prevalenza di apnea notturna.
Alcuni soggetti sono invece più inclini a sviluppare apnea notturna a causa di fattori genetici o alcuni tipi di strutture ossee facciali, soprattutto il mento sfuggente.
Le apnee ostruttive possono verificarsi anche durante l’infanzia: la causa più diffusa è rappresentata dall’ingrossamento delle tonsille. 

I sintomi notturni che caratterizzano l’OSAS sono: russamento abituale, pause respiratorie nel sonno riferite dal partner, risvegli con sensazione di soffocamento, sonno notturno agitato, nicturia, xerostomia (secchezza della bocca) e, in misura minore, sudorazione notturna eccessiva.
Le conseguenze diurne dell’OSAS sono: sensazione di sonno non ristoratore, cefalea, eccessiva sonnolenza diurna, aumentato rischio di incidenti stradali (da 3.5 a 8 volte maggiore della popolazione di controllo), deficit cognitivi (in particolare disturbi di memoria, concentrazione ed attenzione) e, in misura minore, depressione del tono dell’umore ed impotenza sessuale.

Il russamento come indicatore di problemi di respirazione durante il sonno

Chi soffre di OSAS russa in modo molto evidente fin dalle prime fasi di sonno e il russare diventa via via più forte fino a quando il soggetto non smette di respirare per qualche secondo, per poi riprendere a respirare improvvisamente e dar vita a un nuovo ciclo.
Il caratteristico rumore è causato dalle vibrazioni dei tessuti della gola, il che implica la potenziale instabilità delle vie aeree, che sono pertanto maggiormente inclini a collassare durante il sonno. 
Si stima che il 30 per cento degli adulti russi abitualmente.  Questa percentuale aumenta nella popolazione attorno ai 60 anni, fino ad interessare circa il 60 per cento degli uomini ed il 40 per cento delle donne.

Fortunatamente, solo un numero limitato di soggetti che russano presenta la OSAS.
Si ha la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno quando il numero di apnee è uguale o superiore a 5 episodi per ora, oppure quando si ha almeno un numero di eventi uguale o superiore a 15 accompagnati da evidenti sforzi respiratori.
La diagnosi si basa prima di tutto sui sintomi riferiti dal paziente e dal partner e da misurazioni strumentali di vari parametri attraverso la polisonnografia (misurazione, durante alcune ore di sonno notturno, del flusso aereo, del livello di ossigeno nel sangue, della frequenza cardiaca, della mobilità respiratoria toracica e addominale e della postura nel sonno) e la poligrafia respiratoria (o monitoraggio cardio-respiratorio notturno che consiste nel monitoraggio dei principali segnali cardio-respiratori durante il sonno).

Come i disturbi della respirazione durante il sonno possono influire sulla salute

I disturbi del sonno possono avere un forte impatto sulla quotidianità e sulla salute in generale.
Se infatti indicativamente un individuo adulto dovrebbe dormire tra le 7 e le 8 ore (anche se per alcune persone sono necessarie 9–10 ore e ad altre ne bastano 5 o 6) la mancanza di sonno ha conseguenze sul benessere psico-fisico dell’organismo con sintomi che vanno dall’astenia, una sorta di stanchezza costante durante il giorno, alla difficoltà a mantenere la concentrazione, deficit di memoria, aumento degli stati depressivi e dell’irritabilità. 
A queste problematiche, in taluni individui, possono aggiungersene altre più severe che necessitano di cure specialistiche come l’ipertensione o i problemi cardiovascolari, ma anche il diabete.

L’OSAS è quindi una malattia di interesse multidisciplinare che necessita di azioni diagnostiche e terapeutiche coordinate tra diversi specialisti allo scopo di garantire un intervento ottimale e completo per le persone di tutte le età. 

Anche l’odontoiatra, in presenza di uno o più sintomi, ha un ruolo importante nella prevenzione e nell’individuazione della diagnosi di OSAS.
Una percentuale molto elevata della popolazione generale si reca dall’odontoiatra almeno una volta all’anno per visite di controllo, igiene orale professionale o per eseguire terapie. Per questo motivo gli odontoiatri hanno la possibilità di intercettare precocemente i segni e sintomi dell’OSAS e al tempo stesso valutare se il paziente presenta le indicazioni per essere sottoposto a trattamento con specifici dispositivi intraorali.
La scelta del dispositivo da applicare è condizionata da vari fattori come: comfort, facilità d’uso, modificabilità dell’avanzamento mandibolare e capacità di movimento mandibolare.
La terapia con dispositivo intraorale rappresenta la metodica per il trattamento dell’OSAS che ha avuto il maggior sviluppo negli ultimi anni e l’efficacia clinica è stata dimostrata da un elevato numero di ricerche cliniche e strumentali.

Esercizi di respirazione prima di andare a dormire: perché sono importanti?

Fare esercizi di respirazione durante il giorno e prima di andare a dormire può aiutare a respirare correttamente durante la notte. 
Alcuni esercizi mirati per lingua e gola, ideati appositamente per migliorare il tono dei muscoli delle vie aeree superiori, sono solitamente pensati per chi ha problemi legati al russare, ma possono avere un’utilità anche per chi soffre di OSAS di grado lieve o moderato.

Un esercizio semplice da fare autonomamente è la respirazione a narice alternata: con la bocca chiusa, inspirare profondamente attraverso il naso. Con un dito, bloccare una narice ed espirare attraverso la narice aperta, quindi inspirare. Bloccare l’altra narice ed espirare e inspirare attraverso la narice aperta. 
Ripeti 10 o più volte.

Alcune posizioni yoga possono preparare il corpo al sonno e aiutare nel gestire le apnee notturne e la difficoltà a respirare di notte. 
Esercizio 1: sdraiarsi a terra sulla schiena, alzare le gambe a 90 gradi e appoggiarle al muro, in modo che il corpo assuma una posizione a forma di L. 
Mantenere la posizione per almeno 30 secondi respirando lentamente dal naso e concentrandosi sul respiro stesso. 
Esercizio 2: sdraiarsi a terra sulla schiena con le gambe dritte, le braccia lungo i fianchi e i palmi rivolti verso l’alto. Respirare lentamente, concentrandosi sul respiro.

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